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Custodi di biodiversità

Sabato 11, domenica 12 e lunedì 1 novembre
Padiglione viale Piemonte

Esposizione di razze da allevamento  a limitata diffusione e a rischio estinzione

Tutti gli organismi viventi, con le loro specifiche diversità genetiche e biologiche, mantengono in equilibrio gli ecosistemi del nostro pianeta.

Per quanto riguarda la nostra Fiera, il concetto di biodiversità è riferito alle razze autoctone a limitata diffusione, legate a tradizioni storiche di allevamento e a produzioni tipiche locali (in Italia largamente riconosciute con marchi dop, igp e stg e dai presidii Slow Food).

La scomparsa di ciascuna di queste razze comporterebbe l’impoverimento del patrimonio naturalistico nazionale, la perdita delle produzioni tipiche locali e delle tradizioni culturali legate alle singole razze.

E non dimentichiamo che l’impoverimento della variabilità genetica, ossia la presenza sul pianeta di un numero limitato di razze con un patrimonio genetico troppo omogeneo, comporta rischi enormi per la nostra stessa sopravvivenza.

Ciascuna razza, infatti, ha peculiarità proprie in termini di resistenza alle malattie e facilità di adattamento alle avversità climatico-ambientali.

Quando al Padiglione della Biodiversità vedrete tante razze diverse di animali, pensate che molte di loro sono rare quanto e più dei panda e per questo sono protette dalla Comunità Europea.

Ognuna di queste razze ha una storia, ognuna ha le sue caratteristiche e un patrimonio genetico prezioso e insostituibile che ha rischiato o sta rischiando di andare perduto per sempre.

La Varzese, ad esempio, unica razza di vacca autoctona della Lombardia, dai 20.000 capi nel 1940 si era ridotta a soli 39 capi nel 2001. Ora, grazie alle attività di recupero promosse dalle Associazioni di allevatori, da Regioni e Università è risalita nel 2015 a 295 capi.

Negli ultimi decenni si sono estinte ben 65 razze locali e altre sono minacciate di scomparsa perché rispetto ad altre producono meno.

Pensate ad esempio che la vacca Reggiana, che era un tempo l’unica a fornire latte per il famoso Parmigiano, è stata soppiantata dalla più produttiva Frisona e ha rischiato di estinguersi.

Ora però alcuni allevatori stanno tornando ad allevarla perché la qualità proteica del suo latte è superiore e di conseguenza lo è il formaggio che si produce, che può essere venduto ad un prezzo più alto ed è unico ed inimitabile.

Chiediamoci: può la quantità di produzione continuare ad essere il criterio che tiene in ostaggio coltivatori e allevatori, quando poi si devono rispettare le quote latte e le quantità prodotte vengono in larga parte buttate lungo la catena alimentare? Non sarebbe meglio produrre meno ma meglio e soprattutto non sprecare?

Al Padiglione quest’anno potremo vedere razze bovine, ovine, equine e avicole (aviaria permettendo) che costituiscono un patrimonio di biodiversità insostituibile e unico della nostra terra.

Potremo farci raccontare le loro diverse storie dagli studenti dell’Istituto Agrario Mendel, che ci accompagneranno nella visita con informazioni preziose facendoci comprendere l’importanza di ogni singolo animale.

Non mancheranno anche i percorsi didattici per i più piccoli; ai due dell’anno scorso, che hanno avuto un grande successo di pubblico, “Dal latte al Formaggio, la storia dello Stracchino”, e “Dai cereali alle Farine, dal Mais alla Polenta”, si aggiungerà il percorso “Dalle pecore alla Lana”.

Per i bimbi sarà inoltre possibile, nelle giornate di sabato e domenica e nella mattinata di lunedì, imparare a mungere la Mucca Margherita e la Capretta Nuvoletta ricevendo il diploma di Bergamini.

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