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Dominio spagnolo e austriaco

Inveruno fortunatamente, per molti anni non fu soggetto di diritto feudale, solo nel 1538 il territorio che faceva parte della Pieve di Dairago divenne proprietà di Castellano Maggi che a buon ragione si può ritenere come primo feudatario di Inveruno.
Dopo i Maggi ad Inveruno ci furono i Lossetti e più tardi i Blandroni e i Mandelli finché una legge del Regno d’Italia nel 1861 pose fine alla storia del diritto feudale in Lombardia.
Qualche secolo prima però i Visconti possedevano delle proprietà in questo paese e Galeazzo Visconti donò queste sue proprietà al nobile Antonio De Meriggi, i cui eredi donarono nel 1428 ogni cosa al Monastero di Casoretto. Più tardi passarono in proprietà all’insigne Canonica di Santa Maria della Passione di Milano unitamente a diverse pertiche di terreno e alla cascina Garagiola.
Detta cascina servì come luogo di villeggiatura per i reverendi padri novizi che, dopo la festa di S. Agostino, venivano a “….sollevarsi modestamente l’animo loro dalla rigorosa monastica soggezione sempre però sotto la circospetta amorosa condotta del loro padre maestro e priore”.

S. Carlo Borromeo fu ad Inveruno nel 1581 per una visita parrocchiale.
La chiesa dedicata a S. Martino, fu ricostruita e completata pochi anni dopo, parroco in quel periodo fu Don Tomaso Mandriani. Nel 1605 in visita pastorale alla Pieve di Dairago, il Cardinal Federico Borromeo venne ad Inveruno e non trascurò di visitare la Chiesetta di S. Ambrogio.

Nel 1630 una grave pestilenza, quella descritta nei Promessi Sposi, colpì duramente la popolazione di Inveruno. Fu questa un’epidemia terribile causata dalle milizie tedesche, i Lanzichenecchi che entrarono nel Ducato di Milano nel 1629.
I morti ad Inveruno furono numerosissimi, si racconta che il territorio fosse colpito dal contagio per opera di un “Untore” pagato per diffondere il morbo. Pare che lo scopo degli untori fosse quello di indebolire e fiaccare la potenza degli spagnoli, il cui dominio durava da quasi un secolo, e dare la possibilità ad altre potenze nemiche di invadere liberamente il milanese.
I morti venivano trasportati, seppelliti o bruciati con tutto quanto era a loro appartenuto, dai “monatti”, la località scelta per questa operazione si trovava alla periferia del paese, ai confini con Mesero dove ancora si trova il Lazzaretto.
Quando l’epidemia cessò, i capi famiglia inverunesi superstiti si riunirono sulla piazza Grande e fecero per sé e per i propri eredi ampio e pubblico voto di far celebrare solennemente ogni anno la festività di Santa Teresa elevata a patrona di Inveruno.

Per quasi due secoli il dominio spagnolo esercitò la sua influenza sul Ducato di Milano e quindi su Inveruno. Successivamente, dai primi anni del 1700 fino al 1859, esclusa la breve parentesi napoleonica, la Lombardia fu dominata dall’Austria.


Nota
Le notizie riportate sono tratte dal volume “Storia del mio paese Inveruno. Dalle origini al 1939” di C. Colombo.[torna in alto]