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MILANO O CARA

Fotografie d'autore per raccontare una città che non c'è più

locandina milano o cara


dal 10 novembre 2017 al 6 gennaio 2017

in Sala F.Virga , Biblioteca comunale, Largo Pertini 2
in collaborazione con il Circolo Fotografico Milanese

Espongono Valentino Bassanini, Virgilio Carnisio, Ernesto Fantozzi

Inaugurazione Venerdì 10 novembre alle 18.30
Orari di apertura durante la fiera di San Martino 11-12-13 novembre dalle 11 alle 18
Fino al 6 gennaio nei normali orari di apertura della Biblioteca

Gli anni ‘60 sono stati, soprattutto a Milano, testimoni di grandi cambiamenti: dal cosiddetto
boom economico, fino alla contestazione.
In questa mostra gli autori ci presentano immagini prive di qualsiasi estetismo, che documentano la realtà, così come si presentava sotto i loro occhi. Per dirla con le parole di Ernesto Fantozzi, ideatore e fondatore dello storico Gruppo 66 (di cui anche Valentino Bassanini faceva parte): “Il nostro scopo era produrre una fotografia di tipo documentale, in cui vengono ignorati estetismi e personalismi a favore di un’oggettività di tipo testimoniale. Una fotografia che sia in grado di trasmettere allo spettatore e ai posteri un’immagine quanto più possibile neutra della realtà esaminata”. Ed ecco, allora, come si presentava la città e la quotidianità della gente in quegli anni.
Soprattutto nelle fotografie di Fantozzi e Bassanini, possiamo vedere manifestazioni pubbliche (la Settimana Britannica del 1965, i festeggiamenti per il Primo Maggio e le manifestazioni di piazza); i nuovi luoghi di aggregazione, come La Rinascente del 1967; le varie celebrazioni religiose e civili (la Processione del Corpus Domini o il Cimento invernale). Nella fotografia di Carnisio, invece, i soggetti preferiti sono vecchi cortili, case di ringhiera, osterie e antiche botteghe, attraverso cui rivediamo la cosiddetta “vecchia Milano”. Gli autori hanno documentato la città e la vita di tutti i giorni, restituendoci un prezioso ricordo di un preciso periodo storico, una fotografia che sa di nostalgia per chi quel periodo l’ha vissuto e che ha un grande valore storico e di conoscenza soprattutto per le nuove generazioni.

I FOTOGRAFI

Virgilio Carnisio
Virgilio Carnisio si avvicina alla fotografia nel 1961-62 frequentando un corso di fotografia pubblicitaria presso l’Enalc (Ente nazionale addestramento lavoratori commercio). Dal 1968 inizia un lavoro di documentazione analitica del capoluogo lombardo, mosso dall’esigenza interiore di immortalare quegli aspetti della città destinati a scomparire. Soggetti privilegiati sono vecchi cortili, case di ringhiera, osterie e antiche botteghe, attraverso cui intende restituire l’immagine della cosiddetta “Vecchia Milano”. Paesaggio, architettura e insegne commerciali diventano il mezzo privilegiato attraverso cui Carnisio riesce, nel corso degli anni, ad offrire un ritratto completo della città, non solo dal punto di vista paesistico, ma anche dei cambiamenti sociali in atto.
Da allora affina sempre più la sua ricerca, finalizzando il proprio linguaggio espressivo nell’ambito del reportage in bianconero di impostazione prevalentemente sociale, con cui affronta con successo altre realtà significative, come la sua amata Valsesia, l’Italia, l’Europa, l’Asia, fino all’America. Numerose sue fotografie sono apparse su giornali e riviste, libri e enciclopedie e fanno parte di collezioni pubbliche e private, di lui hanno scritto alcuni tra i più importanti giornalisti, critici ed esperti del settore, pubblicando redazionali su prestigiose testate. Ha partecipato a più di cento mostre collettive e realizzato centonovanta mostre personali,in ogni parte del mondo. La sua indagine fotografica prosegue ancora oggi: negli ultimi anni si è dedicato a osservare le radicali trasformazioni del quartiere Isola di Milano.
Virgilio Carnisio ha ricevuto numerose onorificenze: nel 1981 il BFI (Benemerito della Fotografia Italiana); nel 1982 l’AFIAP (Artiste de la Fédération Internationale de l’Art Photographique) e nel 1992 il BFA (Benemerito della Fotografia Artistica); nel 2006 il Premio Nazionale di Fotografia Pino Fantini e nel 2007 l’Onoreficenza di M.F.A. (Maestro della Fotografia Artistica). Il 25 novembre 2012 riceve il Premio alla Carriera AFI – Archivio Fotografico Italiano 2012, con la motivazione: “premio alla carriera a Virgilio Carnisio, Narratore Visivo che, con le sue immagini, ha raccontato con sentimento Milano, l’Italia e il mondo”.
Per le immagini in mostra si ringrazia AFI - Archivio Fotografico Italiano

Ernesto Fantozzi
Ernesto Fantozzi, nato a Milano nel 1931, inizia a fotografare nel 1958 aderendo subito al Circolo Fotografico Milanese e, nel 1962, riceve la nomina di AFIAP (Artiste de la Federation Internazionale de l’Art Photographique). Rinuncia presto al rituale dei concorsi, ma si fa luce partecipando a mostre personali e collettive. Le sue foto sono subito connotate da un’inclinazione al reportage e la critica le cita con interesse. A metà anni Sessanta fonda il Gruppo 66 insieme ad alcuni appassionati fotografi non professionisti (Gualtiero Castagnola, Mario Finocchiaro, Valentino Bassanini, Giovanni Rosa, Carlo Cosulich), uniti dallo scopo di documentare la quotidianità della vita milanese. Con l’esaurirsi dell’attività del gruppo (illustrata in un volume edito dalla LEONARDO ARTE), verso la metà degli anni settanta anche Ernesto Fantozzi sospende la sua pur cospicua produzione personale e inizia a tenere corsi annuali di storia critica della fotografia di reportage presso il Circolo Fotografico Milanese. Riprende a fotografare nel 1994 e nel 1998 dedica una lunga ricerca visiva - poi pubblicata in un fotolibro - agli ultimi artigiani argentieri di Milano, al lavoro nella gloriosa Galbiati. Poco dopo pubblica un volume che il CMAE (Club Milanese Automoto d’Epoca) gli commissiona per illustrare i propri soci più attivi e appassionati. Più recente è la pubblicazione del volume “Relazioni che curano” realizzato per illustrare il vivere quotidiano nella Casa di Riposo Gallazzi Vismara di Arese. La sua attività fotografica si esplica naturalmente anche attraverso workshop, conferenze, mostre personali e collettive, mentre le sue foto, oltre a essere conservate in collezioni pubbliche e private italiane e straniere, continuano a essere pubblicate su foto-libri e riviste specializzate. Nel 2002 la FIAF (Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche) lo nomina “Autore dell’anno” dedicandogli un’ampia monografia e, nel 2003, lo riconosce “Maestro della Fotografia Italiana”.

Valentino Bassanini
Valentino Bassanini, nato a Milano nel 1936, sin da ragazzo coltiva le sue inclinazioni artistiche. Attorno agli anni Cinquanta si iscrive alla Scuola di Pittura di Brera e frequenta contemporaneamente la Scuola d’Arte del Castello. Di giorno lavora, mentre nel tardo pomeriggio e la sera va a scuola, iniziando presto a dipingere - con olio, acrilico e pastelli - ispirandosi alla natura: paesaggi, fiori, nature morte. Inizia a fotografare a fine anni ‘50, acquistando la sua prima macchina fotografica, una IKOFLEX 6x6 Zeiss, utilizzando il corrispettivo di due borse di studio.
Nel 1961 si iscrive al Circolo Fotografico Milanese. Lì, desideroso di mostrare le sue foto per imparare e migliorarsi, incontra Ernesto Fantozzi, con cui instaura un profondo legame di amicizia che dura tuttora. Già nel ‘64 alcune sue fotografie fanno parte dell’importante Mostra Collettiva “Milano 1964. Il centro”, esposta al Circolo. Con l’amico Ernesto Fantozzi, e alcuni appassionati fotografi non professionisti (Gualtiero Castagnola, Mario Finocchiaro, Giovanni Rosa, Carlo Cosulich), diviene uno dei fondatori del Gruppo 66.
Nel 1965 riceve la nomina di AFIAP (Artiste de la Federation Internazionale de l’Art Photographique).
I suoi scatti sono presenti in diverse pubblicazioni e mostre, tra cui la recente “Realismo,
Neorealismo e Realtà”.

Il Circolo Fotografico Milanese

Il Circolo Fotografico Milanese fu fondato nel 1930 come derivazione del Circolo Fotografico Lombardo costituitosi a sua volta a Milano nel 1889.
Tra i fondatori annoverava fotografi del calibro di Giò Ponti, Dino Villani, Albe Steiner, Luigi Veronesi, Giuseppe Pagano, Bruno Stefani, Emilio Sommariva. La base dei Soci da subito si impegnò nel rinnovamento della cultura fotografica e la tendenza che vi si profilò fu quella di una ricerca formale e raffinata. Già nel 1940 si parlava di “specifico fotografico” tendente a promuovere una cultura più vasta, non solo basata sulla composizione e sugli effetti tonali. Nel 1948 è stato tra i Circoli fondatori della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF).
Oggi il CFM conta circa 200 associati e si riunisce ogni lunedì presso il CRAL del Comune di Milano, in via Bezzecca 24.
Uno dei meriti riconosciuti al CFM è quello di aver avuto numerosi Soci che, nel tempo e con differenti tendenze espressive, sono entrati nella Storia della fotografia italiana.
”Ma il merito maggiore del Circolo Fotografico Milanese – scrive Giuseppe Turroni nel suo volume ‘Nuova Fotografia Italiana’ (1959, ed. Schwarz) – è stato di far partire, e proprio negli anni ’50 e proprio da Milano, la lezione realistica, la sola àncora di salvezza dal dilagante conformismo dell’epoca”. Il Circolo Fotografico Milanese, crede ancora nel valore positivo della ‘lezione realistica’,
senza però configurarla come una preconcetta opposizione ai possibili ‘conformismi’ di oggi.
Considera comunque con attenzione la nascita di nuovi linguaggi che - a vario titolo - utilizzano la fotografia, ma desidera soprattutto ‘difendere’ il linguaggio fotografia indagandone specificità, valenza storica, possibilità e limiti, convinti che solamente lungo questo percorso si possa evidenziare e tramandare la sua insostituibile importanza. "Ci piacerebbe, in definitiva, che le persone, osservando le fotografie da noi realizzate, continuassero a ‘vedere’ come si presentava in quel momento una piccolissima parte di mondo, e a ‘capire’ quanto noi – partendo da quella rappresentazione – desideriamo suggerire in un ampio, ma logico, ventaglio di idee".
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